barbera

 Uve Barbera appena vendemmiate
23/10/2016
RICCARDO COLETTI
NIZZA

I toni sono trionfalistici: «La vendemmia 2016 si chiude con la certezza che quella appena raccolta sia una delle migliori Barbera d’Asti mai messe in cantina – il commento ufficiale del Consorzio di Tutela -. Il tutto senza sacrificare la quantità: stimata in crescita del 10% rispetto al 2015».Nel commentare l’annata il Consorzio si affida ai numeri. Dati tecnici difficili da interpretare per i non addetti ai lavori che indicano, però, il buon livello di questa raccolta. «Il frutto di questa vendemmia sono delle uve Barbera di elevato livello qualitativo – prosegue la nota -, con un titolo alcolometrico minimo (la gradazione alcolica ndr) naturale superiore a 13,5%, accompagnato da un’acidità totale media di 8 – 9 grammi al litro e un ph di circa 3,2. L’uva presenta una buccia consistente e spessa; i vini, una volta terminata la prima fermentazione, sono di colore brillante e profondo, con un impatto olfattivo intenso ed in evoluzione».

 

Filippo Mobrici, agronomo e presidente del Consorzio della Rossa prova a tradurre questi dati anche per i profani. «L’acidità minima per la Barbera è 5 grammi al litro. Se la si vendemmia con un acidità intorno agli 8 grammi nella seconda fermentazione, quella malolattica, si otterrà un vino rotondo, strutturato, ed i valori di ph saliranno (più il ph è basso e più si sentirà l’acidità ndr) dando ad ogni calice di Barbera una sensazione di gradevolezza che solo in poche annate può raggiungere i livelli del 2016».

 

I segnali nel grappolo

Bastava osservare i grappoli per cominciare a cogliere ottimi segnali. «Abbiamo finito di vendemmiare ad ottobre inoltrato – aggiunge Filippo Mobrici -. Gli acini avevano una bella buccia: sana e spessa. Assaggiando si potevano cogliere i tratti distintivi della Barbera e osservando il vinacciolo (il seme ndr) lo si vedeva maturo, color del legno. Questo è un segnale chiaro: la maturazione polifenolica è avvenuta». Il 2016 è la dimostrazione che il vino è un prodotto naturale. «Che segue le regole di madre natura – annota il presidente -. Sole, pioggia e clima asciutto hanno tenuto lontano muffe e malattie». Ora i forbicioni dei vignaioli sono nel cassetto, ma il lavoro in cantine non è certo finito. «Abbiamo produttori sempre più professionali – aggiunge Mobrici – che sanno come valorizzare vendemmie come questa».

 

L’invito in casa consorzio è rivolto a tutti i consumatori. «Avremo bottiglie di grade equilibrio – prosegue Mobrici nella sua analisi -. Vini alcolici, ma non troppo pronti ad essere consumati giovani. Per le Barbere d’Asti Superiori ed i Nizza Docg il mio consiglio, spassionato, è comprare per consumare subito, ma se si metterà qualche bottiglia in cantina per l’invecchiamento tra qualche anno si stapperà un prodotto fantastico». La Barbera, però, non è l’unica a dover festeggiare il 2016. Anche il Ruché, “piccola” Doc Astigiana, si è dimostrata ottima. «Uve cariche di zuccheri, ma equilibrate nei valori – conclude Filippo Mobrici -. Ci ricorderemo di questa stagione agraria per anni».

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Licenza Creative Commons 
Alcuni diritti riservati.